Isola Dovarese

isola-dovareseAddossato al fiume Oglio, che lo divide dalla provincia mantovana, deve il suo nome alla famiglia Dovara che ottenne dal Comune di Cremona nel 1190 il territorio facente capo alla Chiesa di S. Maria di Isola. Nel 1495 Isola passa “per spontanea dedizione” sotto il dominio di Gian Francesco Gonzaga.Isola Dovarese è il nome di un borgo della Pianura Padana che indiscutibilmente attira una certa curiosità. Nei documenti antichi era citata come “Insulae”; collocata su un piccolo terrazzamento a forma di goccia, proteso nella golena del fiume Oglio, le acque, che la circondano per tre quarti, rendono questo insediamento di particolare importanza. Nel medioevo diventa punto di approdo per le imbarcazioni che collegano il Po e il mare Adriatico, si consolida la sua importanza come guado del fiume collegando così due sponde che poi saranno il confine naturale fra stati. Nel 1411 viene sancito definitivamente il patto con la signoria.

Sotto il dominio del ramo dei Gonzaga Isola rimarrà soggetta per oltre due secoli. Alla fine del XVI secolo sotto il governo di Giulio Cesare Gonzaga Isola viene dotata della splendida piazza rinascimentale, su disegno dell’architetto Giulio Brunelli, con i lunghi portici ad uso del mercato. E proprio la piazza è la principale attrazione di Isola. Ha forma rettangolare e definisce un ampio spazio che si apre per dare accesso alle tre vie principali: a sud via G. Garibaldi, ad ovest via Roma, ad est Largo della Vittoria. Sulla base delle indicazioni fornite dall’analisi stilistica il complesso edilizio della piazza sarebbe da collocare cronologicamente tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600.

E’ importante anche la chiesa parrocchiale, dedicata al santo Vescovo Nicolò, protettore contro le insidie delle acque. Sorge sui resti di un più antico edificio sacro probabilmente riconducibile alla primitiva chiesa di S. Maria in Isola. Il nucleo antico della struttura risalente al ‘400, a navata unica con un’abside poligonale e occupava l’area dell’attuale presbiterio. La chiesa subì nei secoli successivi vari ampliamenti, con l’aggiunta delle navate laterali con i relativi altari nel XVII secolo e la costruzione della cappella dell’Imamacolata nel XVIII. L’interno dell’edificio, risente notevolmente del restauro che ha interessato la parrocchiale nel XIX secolo in cui furono edificate la facciata principale e quella laterale, oltre allo stile di richiamo squisitamente neoclassico che mantiene tuttore. Vi sono conservate opere di Camillo Procaccini (“Madonna in gloria tra i Santi Domenico e Pio V”, 1617), di Bernardino Campi (“Redentore”m 1575), di Andrea Mainardi detto il Chiaveghino, di Altobello Melone e Gianfrancesco Bembo.